Zula è un nome profondo, pieno di significato, “portatrice di brillantezza”, ma anche un “essere avanti rispetto agli altri”.
Zula è, soprattutto, l’opulenta creatura vestita di simboli e miseria di Pippo Depetro.
Pippo l’ho conosciuto appena arrivata nella “mia” scuola, la prima persona che ho incontrato quando - per la prima volta dopo anni - sono entrata in una scuola non più da precaria. Pippo è stata la prima persona e già il fatto stesso che si chiami come il mio papà lo fa entrare di diritto nel mio cuore. Mi ha sempre aiutata, è sempre stato disponibile e straordinariamente gentile. Sin da quando l’ho conosciuto ho sempre saputo della sua vera grande passione per l’arte, per la sua arte, legata a quanto di più umile ci sia: il centesimo. Letteralmente: Pippo prende le monetine da uno o due centesimi e ne fa Arte, di quella vera, di quella che ti fa dire che l’opera è di chi la guarda, non di chi la fa.
Zula è l’ultima creatura d’Arte di Pippo, una donna che è tutte le donne del mondo, tutte le donne vittime di violenza e di soprusi, ma non è una vittima. Zula è Donna: è armatura, coraggio e dignità. È la forza delle donne che non solo guardano avanti, ma sono avanti, una donna con le labbra screziate dal pianto, ma serrate nella sua determinazione, ed occhi fieri e profondissimi.
Ha un corpo imponente eppure armonioso, ricoperto di monetine e, come il suo creatore mi ripete, di simboli. Il primo, tanto potente da urlare, è un pugnale conficcato nella spalla sinistra. È la violenza. Visibile e invisibile. Personale e collettiva. Collettive, per tutte noi, per ciascuna di noi. Sono le urla soffocate delle donne picchiate fino alla morte da uomini che dicono di amarle, le lacrime ingoiate tutte le volte che ci hanno umiliate ai processi per stupro: quel pugnale è il pubblico ministero che chiese a Franca Viola se mentre la stupravano avesse raggiunto l’orgasmo e, se sì, quante volte. Quel pugnale che entra in profondità è tutte le volte che “se l’è cercata”, tutte le volte che le nostre gonne sono troppo corte, fino a quel ripugnante “se ti ubriachi poi incontri il lupo” proferito senza pudore da un noto ex-fidanzato. Eppure, mi fa notare Pippo, non si vede se la lama è dentro, di quel pugnale si vede solo l’impugnatura: lo spettatore sceglie fino a che punto è la lama.
Zula è imponente, ve l’ho detto, quasi 2 metri. Ed è autorevole, come le donne vere. Tiene un bastone sormontato da un teschio: è il suo potere fatto strumento. Il suo potere sulla sua vita e sulla morte. E di fronte a lei c’è il serpente: la colpa primigenia che ci hanno inculcato. Quell’errore di Eva che s’è affidata ad un animale strisciante, quel peccato originale che ci volle “schiave già prima di Abramo”, come ha scritto Fabrizio De Andrè. Ma quel serpente è di spalle, se n’è già andato, non ha più alcun potere su Zula: lei è avanti.
Ed infine le scarpe, anch’esse rivestite di monetine di bronzo, anch’esse corazzate, ma le fughe sono dipinte del rosso del sangue versato dalle donne di ogni terra, di ogni tempo.
Tutti i suoi accessori, i simboli di rinascita e di potere, delle umiliazioni subite e dei riscatti guadagnati, sono rivestiti da monetine da un centesimo. Zula no, lei è ricoperta con quelle da 2 centesimi. Lei è tutti i suoi accessori accresciuti e moltiplicati, lei è tutto quello che rappresenta e tutte le donne del mondo, perché il tutto, il suo tutto, è molto più della somma delle singole parti.
Zula è tutte le donne di tutti i tempi e, in quanto donna, non chiede silenzio: chiede ascolto, esige rispetto!
Ad oggi in Italia nel solo 2026 sono state uccise 97 donne. Secondo dati ISTAT del 2025, oltre 6 milioni di donne hanno subito violenza fisica o sessuale nella propria vita. Credo che molte, molte di più, subiscano violenza economica ed emotiva da parte di uomini che uomini non sono: possa ciascuna di noi trasformare la ferita del pugnale di Zula in cicatrice da guardare con orgoglio, segno di guarigione e rinascita. Possa ciascuna di noi brandire il proprio bastone del potere sulla vita e camminare imperiosa ed autorevole coma la bellissima Zula di Pippo Depetro, con i suoi occhi fieri verso il futuro, senza più bisogno di armature per proteggerci e lontane dalle valutazioni sulla lunghezza delle nostre gonne.